Roma - Alcune ricerche nel campo della sicurezza hanno evidenziato la presenza di nuovo malware,
difficile da rilevare e da rimuovere, che potrebbe infilarsi nei
meandri meno accessibili e meno maneggevoli del disco fisso del
computer. Si tratta di un rootkit basato sul Trojan.Mebroot,
un software che impiega una tecnica vecchia di dieci anni - ma ancora
efficace - per occultarsi alla "vista" degli antivirus. E che viene
sparato da siti infetti.
Sarebbero circa 30 mila
gli spazi web, la maggior parte dei quali in Europa, che attentano alla
sicurezza dei computer non aggiornati con le più recenti patch.
Secondo
quanto emerge dagli studi del team iDefense di Verisign,
dalla metà di dicembre scorso il "nuovo" vermicello è stato in grado di
infettare ben 5000 macchine in due tranche separate, precisamente il 12
e il 19 dicembre. I cracker che lo hanno sguinzagliato sarebbero gli
stessi che hanno immesso in rete il Torpig Trojan, analogo malware che è riuscito a conquistarsi la CPU di oltre 250 mila PC.
Il
metodo di contagio impiegato è quello di attrarre la vittima su un sito
opportunamente configurato. Una volta collegato, il sito tenta in tutti
i modi possibili di iniettare il codice malevolo sul PC. Qualunque
computer, con qualsiasi sistema operativo, visto che un rootkit viene lanciato dal Master Boot Record prima del sistema operativo stesso.
"In
sostanza, se si può prendere il controllo del Master Boot Record, si
prende il controllo del sistema operativo e, di conseguenza, del
computer su cui risiede", ha scritto Elia Florio, ricercatore di Symantec, nel blog dell'azienda.
Il direttore di nCircle Network Security, Andrew Storms, è preoccupato
per la grande scaltrezza dei cracker che hanno avviato questa nuova
ondata di infezioni: "Al momento la rilevazione è ancora incerta, ma
già dai giorni scorsi molti produttori ne hanno confermato
l'individuazione. Quanto alla diffusione, al momento non molti sembrano
averla evidenziata".
Marc Maiffret, security researcher indipendente, è convinto
che "far funzionare bene questo tipo di malware sia sempre stata una
grande sfida per i cracker. Per prendere il controllo dei PC già da
qualche anno si preferiscono metodi diversi". E, pur ritenendo che
presto si aggiungeranno altre varianti al medesimo tipo di infezione,
rassicura: "Non ci vorrà molto per le aziende produttrici di antivirus
a reagire".
Marco Valerio Principato
Fonte: Punto Informatico
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